VERTICAL NEW YORK JOHN GELLINGS - CE Contemporary Milano

VERTICAL NEW YORK
JOHN GELLINGS

c|e contemporary
SEZIONE DISCOVERY

JOHN GELLINGS – Vertical New York

a cura di Batsceba Hardy e Christine Enrile 

INAUGURAZIONE RIMANDATA

Le torri dell’antica Babilonia sono diventate i cento grattacieli di Manhattan. New York: la nuova Babilonia. Vertiginose pareti precipitano nei canyon delle avenues. Migliaia di vetri brillano come il Sole. Uno dei paesaggi più spettacolari al mondo, costruito dall’uomo per l’uomo. Ed ecco le immagini suggestive di John Gellings coglierne la forza e la bellezza racchiuse e le ombre che vi incidono come pause. I passanti, lì, soli, fuggevoli, sembrano testimoni del segreto in transizione di queste architetture prodigiose. Manhattan-New York, palcoscenico per questi figuranti coi suoi background, spigoli, corridoi, superfici, lastre, strapiombi… Gellings invita a orizzontarci lungo le verticali, un segnale giusto per non smarrirsi. “Robert Capa una volta disse «Se le tue fotografie non sono abbastanza buone, non sei abbastanza vicino»”. Gellings accoglie la citazione come una sfida, avendo come sfondo perfetto New York e la sua verticalità. “Mi è sempre piaciuto fotografare i momenti tranquilli della metropoli frenetica. Fotografare di domenica mattina, con il minor numero di persone e auto, poca confusione intorno agli edifici alti che desideravo riprendere. Ciò riguarda il mio amore per il luogo più che per i suoi abitanti. Ma anche la solitudine che si può provare in un luogo in cui le persone vivono ammassate e sono troppo fredde per essere amichevoli con gli estranei”. Manhattan è una delle aree più densamente popolate al mondo (73.000 residenti per miglio quadrato) e come suggerisce l’autore “c’è anche anonimato, solitudine, nel camminare per le strade, e cerco di trasmetterlo nelle mie fotografie”. “L’uso dell’inquadratura verticale è stata la sfida. Spazio e spaziosità ma verticalmente parlando all’interno di strati continui di edifici. Alcuni dei miei amici lo consideravano brutto. Nella mia testa ostinata, ciò significava che l’inquadratura verticale era esattamente quella che dovevo usare. Così una sfida inizialmente personale è divenuta il mio modo preferito di rappresentare la verticalità della città. Mostrarla nella cornice verticale. Una vestibilità perfetta”. “Il mio lavoro è una convergenza tra fotografia di strada e fotografia di architettura, pur non essendo completamente conforme allo stile di entrambe. Sebbene le sfide che mi hanno portato a questo progetto siano state semplici e non troppo intellettuali, sono ormai parte integrante del mio sviluppo artistico e del mio modo di concepire la fotografia”. “Per quanto riguarda la mia tecnica, ho adoperato fotocamere digitali – sensore APS-c e 35mm full frame – (Fujifilm, Nikon e Sony) e il programma Lightroom dal 2008. Potendo fare digitalmente il controllo della prospettiva, riuscivo ad accoppiare la spontaneità della fotografia di strada con gli strumenti di correzione prospettica della fotografia di architettura. Ho preferito obiettivi tra 35-85mm per la loro mancanza di distorsione e una resa sicuramente lontana dalle foto di cellulari che tendono a fare affidamento sui grandangoli”. “Ho sempre cercato di fare le cose in modo diverso. Credo sia questo lo scopo dell’arte e la proposta di una scelta di immagini del mio progetto”. 

testo: Batsceba Hardy

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