fino al 29 gennaio 2022

Michael Dressel

LOST IN HOLLYWOOD

15 Ottobre 2021

mostra a cura di Christine Enrile con Batsceba Hardy e Rebecca Piva

La vita dell’artista sembra la trama perfetta di un libro avvincente. Nato nel 1958 dietro la cortina di ferro della Berlino Est, dopo aver concluso il servizio militare obbligatorio inizia a frequentare l’East Berlin University of the Arts studiando scenografia. La realtà in cui vive però gli risulta così opprimente da cercare di fuggire dal cosiddetto “Paradiso di lavoratori e agricoltori” arrampicandosi oltre il MURO.
La fuga purtroppo fallisce e viene spedito in prigione per ben 2 anni, esperienza che Dressel reputa la più formativa della sua vita. Dopo lunghe lotte nel 1984 arriva nella Berlino Ovest lavorando come tassista fino ad approdare, dopo alcuni viaggi per il mondo, a Los Angeles dove lavora come tecnico del suono nel patinato mondo hollywoodiano che l’ha portato a diventare membro dell’Oscar Academy.

La serie in mostra non si focalizza però sull’Hollywood che conosciamo, simbolo per antonomasia del mondo dello spettacolo, fatto di eccessi, fama e vite da copertina ma mette al centro dell’immagine gli esclusi da questo mondo, arrivati in questo luogo pieni di sogni e ambizioni che non sono mai riusciti a conquistare. Molti dei personaggi che l’artista incontra per le strade di Los Angeles giungono in questa città pieni di aspettative e pronti a cambiare la loro vita solo per poi rimanere intrappolati in questa realtà fittizia. Nelle foto di Dressel troviamo ritratti di mendicanti la cui condizione di indigenza è la prova del fallimento della nostra società in cui l’1% più ricco possiede il doppio del 90% della popolazione mondiale. Il divario fra ricchi e poveri è ovviamente presente in molte metropoli ma a Los Angeles risulta particolarmente inclemente. Fra i protagonisti del flusso continuo di immagini di Dressel troviamo molti aspiranti attori che indossano i loro grotteschi outfit ricalcando i ruoli hollywoodiani. Per qualche dollaro posano con i turisti vicino a Hollywood Boulevard meglio conosciuta come la Walk of Fame per riuscire a comprare qualcosa da mangiare. Sembra che, nonostante questa vita frustante che non gli ha concesso nulla, continuino ad aspirare al sogno americano che appare così chimerico a noi europei, quasi fossero incapaci di allontanarsi dal campo di gravità delle “Fabbriche dei sogni”.

Dressel ha vissuto per oltre 30 anni a Los Angeles, si è inserito nella società lavorando nel campo dell’editing del suono dei film, ma ha continuato a mantenere la sua prospettiva da outsider su questo spaccato di mondo fintamente glamour fatto in gran parte di apparenze. Le fotografie di Dressel ci mostrano la grande empatia con la quale il fotografo ritrae i soggetti dei suoi lavori. Grazie al suo punto di vista ravvicinato ci trascina di fronte ad alcune realtà in cui spesso lo spettatore si sente in imbarazzo nell’accettarne i personaggi. Ci ripetiamo che distogliamo lo sguardo per rispettare le loro vite ma spesso tale reazione è frutto della mancanza di coraggio nell’affrontare il mondo in cui viviamo. Siamo così abituati alla nostra esistenza agiata e ai nostri privilegi da sentirci a disagio di fronte alle scene raffigurate dall’artista, ci convinciamo che il nostro fastidio sia frutto della nostra sensibilità rispetto a tali argomenti ma, nella maggior parte dei casi, non siamo abituati a soffermarci su questi aspetti della vita, è più facile far finta che non ci riguardino piuttosto che affrontare il fatto che viviamo in un mondo caratterizzato da enormi disuguaglianze sociali ed economiche in cui l’atteggiamento più vile è proprio quello di distogliere lo sguardo. Dressel riesce a ritrarre i cosiddetti outsider della società senza sminuirli ma dandogli dignità attraverso un approccio umano, dialogando con loro e trattandoli per ciò che sono: PERSONE.

Il fotografo non esita davanti a scene che alla maggior parte della popolazione risultano disturbanti o angoscianti, le ritrae cogliendo l’attimo in tutta la sua autenticità. A primo impatto è ovviamente la forza del soggetto principale che ci colpisce, ma analizzando il contesto circostante ci si accorge che lo spazio presenta spesso degli indizi visuali. Come nella foto di un senzatetto stremato su di una sedia a rotelle dietro a un palo sul quale campeggia la scritta JESUS, THE WAY, THE TRUTH, THE LIFE che potrebbe mettere alla prova anche il più fervente dei credenti, o l’immagine di un’anziana dallo sguardo sconsolato che posa davanti alla scritta WOMAN POWER. Il lavoro dell’artista è parafrasi della STREET PHOTOGRAPHY, trovarsi nel posto giusto al momento giusto catturando la realtà in tutta la sua brutalità senza filtri e ponendola davanti all’osservatore in maniera cruda per provocare una reazione e una riflessione che ci spinga a confrontarci con una verità difficile da accettare. Le sue fotografie per quanto crude non sono ciniche ma piuttosto simboliche perché non riguardano solo le disparità fra ricchi e poveri ma piuttosto l’impotenza dell’uomo di fronte alle catastrofi di diverso genere che potrebbero travolgere la vita di chiunque da un momento all’altro.

Altri scatti sono invece popolati da Catwoman, Batman, donne dai bikini kitsch decorati dalla bandiera americana, Drag Queens che incedono in maniera disinvolta per la strada come se si trovassero ad un’audizione in cui sperano di essere notati da un agente di casting o pezzo grosso di Hollywood. Su Hollywood Boulevard con la sua Walk of Fame si può osservare una parata senza fine di situazioni tragiche, assurde, comiche e qualche volta pericolose. La realtà che si incontra in questi contesti ha poco a che fare con l’immagine glamour di Los Angeles proiettata in tutto il mondo e consente una visione approfondita della reale condizione della società e dei suoi abitanti. Questa discrepanza ricorda all’artista la sua giovinezza nella Berlino Est dove la propaganda descriveva un mondo idilliaco molto lontano dalla vita vissuta dalla popolazione in quel periodo. Il mezzo fotografico consente a Dressel di incontrare e interagire con persone di diversa estrazione sociale, etnia e origine le cui storie per l’artista diventano di giorno in giorno sempre più enigmatiche, interessanti e degne di essere raccontate.

LOST IN HOLLYWOOD è una mostra dalla grande carica emotiva che vi darà occasione di mettervi in discussione. Negli scatti dell’artista la distanza dal soggetto è talmente ravvicinata che provocherà in voi la sensazione di un intimità quasi imbarazzante.
Le fotografie in mostra non sono solo opere d’arte ma spaccati di realtà sui quali è necessario fissare l’attenzione.

Michael Dressel

Sono nato nel 1958, dietro la cortina di ferro a Berlino Est. Dopo aver completato il servizio militare obbligatorio di base, ho iniziato a studiare scenografia per cinema e teatro all’Università delle Arti di Berlino Est. Finito bruscamente quando sono stato arrestato mentre cercavo di scalare il Muro per sfuggire al “Paradiso dei lavoratori e degli agricoltori”. Guardo i 2 anni di carcere che ho ricevuto come punizione come la mia lezione di vita più importante. Questo periodo difficile mi ha insegnato i fondamenti di cui avevo bisogno per conoscere l’individuo e la società in generale in modo drastico e indimenticabile. Preparato così per la mia ulteriore vita, sono arrivato a Berlino Ovest nel 1984 e mi sono arenato poco dopo a Los Angeles, dove vivo e lavoro ancora.

Oltre al mio lavoro fotografico, mi sono guadagnata da vivere montando il suono di produzioni cinematografiche di Hollywood di prima categoria che mi hanno portato a diventare membro dell’Oscar Academy. Il fatto che io viva con il lavoro cinematografico mi d. la libertà di portare avanti il mio lavoro artistico senza dover scendere a compromessi per considerazioni economiche. Anche se ho trascorso la mia vita nella sfera delle star e degli studi di Hollywood, non sono interessato a documentare quel mondo. Lo trovo più che sufficientemente coperto. Mi interessano piuttosto le persone che sono venute a Hollywood piene di sogni e speranze che non si sono mai concretizzate e ora vivono duramente all’ombra delle “Fabbriche dei sogni” senza poter sfuggire al loro campo di gravità. Il mio lavoro consiste nel catturare momenti ed emozioni rivelatori e significativi in interazioni

fugaci in un ambiente fisico che fanno riflettere le persone con aspettative affascinanti di “Hollywood”. Molte delle foto sono state scattate nella zona degradata della vecchia Hollywood. Su Hollywood Boulevard con la sua “Walk of Fame” si può osservare un’infinita esposizione di situazioni tragiche, comiche, assurde e a volte pericolose.

In questo ambiente trovo scenari umani che spesso sono senza tempo e hanno un significato al di l. di questo particolare luogo. Occasionalmente queste immagini sono integrate da scatti del “Rich & Beautiful” nelle parti più eleganti della città come Beverly Hills o Bel Air.

Il progetto “Lost Angeles” mostra lo spazio pubblico della metropoli americana famosa in tutto il mondo come il luogo in cui viene prodotta l’immagine esterna degli Stati Uniti. La realtà che si incontra per strada ha ben poco a che fare con le immagini che da l. si proiettano nel mondo, ma permette di conoscere la reale condizione di questa società e la vita interiore ed esteriore dei suoi abitanti. Questa discrepanza mi ricorda la mia giovinezza nella Germania dell’Est, dove la differenza tra propaganda e realtà era altrettanto grande. Oltre a queste considerazioni teoriche, la fotografia mi serve come mezzo per incontrare e avere scambi con persone di ogni ceto, razza e provenienza, una passione senza fine perché più vedo e imparo, più le cose diventano misteriose e interessanti.