ELENA CHERNYSHOVA Days of Night - Nights of Day - CE Contemporary Milano

ELENA CHERNYSHOVA
Days of Night – Nights of Day

 

a cura di Christine Enrile

OPENING giovedì 11 aprile 2019 dalle 18.30 alle 21.00

L’artista sarà presente e a disposizione per interviste

Mostra fino al 5 ottobre 2019

Gostinka

 

 

In occasione della Milano Design Week 2019, c|e contemporary ha aderito al Parenti District Art & Design,
un nuovo distretto che presenterà eventi inediti e straordinari, per accendere una sinergia del tutto nuova
tra le arti performative e il mondo dell’arte e del design!

 

 

Milano – Inaugurerà Giovedì 11 aprile 2019 alle ore 18.30 da c|e Contemporary “Days of Night – Nights of Day” la prima personale in Italia
della fotografa documentarista Elena Chernyshova.

La mostra presenterà una selezione di scatti realizzati, fra il gennaio 2012 ed il febbraio 2013, per documentare la vita degli abitanti di Norilsk, una delle città più grandi del circolo polare artico situata in Siberia a 1700 metri sopra il livello del mare e con una popolazione di 170.000 abitanti.

Nata a Mosca nel 1981, l’artista ha sviluppato la passione per lo strumento fotografico durante i suoi studi presso l’Accademia di Architettura. Dopo aver esercitato per due anni l’attività per la quale ha studiato, Elena ha deciso di abbandonare il suo lavoro per intraprendere un viaggio in bicicletta di 30.000 km. Il percorso, iniziato da Toulouse, in Francia, passando per Vladivostok e ritorno, l’ha portata ad attraversare 26 paesi permettendole di entrare in contatto con culture ed esperienze lontane dalla sua quotidianità. 1004 giorni di viaggio che l’hanno arricchita e messa alla prova dal punto di vista culturale e umano e che le hanno permesso di sviluppare la sua ricerca investigativa imperniata sull’analisi delle condizioni di vita dell’essere umano e sulla sua capacità di adattamento, in particolari condizioni politiche, economiche e ambientali.

La fotografia è per l’artista russa lo strumento attraverso il quale mostrarci la sua visione del mondo. Gli scatti, dal taglio documentaristico, risultano a volte crudi e privi di filtri altre volte quasi poetici come a voler smussare la realtà. 

Elena ha ricevuto nel 2011 il prestigioso riconoscimento, consistente in una borsa di studio, dalla Fondazione Jean-Luc Lagardère, di Parigi, ente che pone al centro della sua attività il sostegno ai progetti più innovativi ed originali di giovani talenti con l’obiettivo di promuovere la diversità culturale e di sostenere e incoraggiare le nuove promesse del mondo dell’Arte.

La fotografia è ormai universalmente riconosciuta come il linguaggio principe della nostra epoca per l’immediatezza e velocità con la quale riesce a toccare la sensibilità del fruitore e per la capacità di far riflettere e accendere dibattiti. Elena Chernyshova ha deciso di utilizzare questo media per raccontare cosa succede nel mondo attraverso un taglio documentaristico.

La serie “Days of Night – Nights of Day” ci mostra come scorra la vita a Norilsk, città  raggiungibile unicamente per via aerea e via mare solo quando la navigazione lo consente. Questo centro abitato è infatti collegato da un’unica strada e una linea ferroviaria al porto di Doudinka che apre le rotte verso Murmansk e Arkhangelsk permettendo un contatto con la civiltà. Durante l’estate, da giugno a settembre, il fiume Yenisei, apre le sue rotte creando un collegamento fra Norilsk e Krasnoyarsk che all’epoca di Stalin portava al Gulag ed era quindi conosciuto come la “strada della morte”. 

La città e le sue industrie metallurgiche e minerarie vennero infatti costruite nel 1936 dai prigionieri del Gulag che lavoravano in condizioni disumane di freddo estremo e fame. Durante un ventennio furono 500.000 i prigionieri che lavorarono a Norilsk e migliaia di loro persero la vita. Con la chiusura del campo correttivo di lavoro Norillag i prigionieri lasciarono la città ed il governo dovette trovare una soluzione per incentivare i lavoratori a partire per il nord. Vennero offerti salari quattro volte superiori rispetto alle altre regioni del paese e la promessa di un appartamento dopo 15-20 anni di servizio. In seguito al collasso dell’Unione Sovietica il programma di sviluppo del Nord venne abbandonato e, mancando vantaggi finanziari, Norilsk perse il suo fascino. La città divenne il principale centro della compagnia Norilsk Nickel, leader mondiale nella produzione di nickel e palladio, che ad oggi produce il 2% del prodotto interno lordo della Russia. 

Il reportage fotografico realizzato dall’artista, è animato dal desiderio di indagare la capacità di adattamento dell’uomo in condizioni di isolamento, disastri ecologici e clima estremo. Norilsk a causa delle sue industrie è infatti una delle dieci città più inquinate al mondo. Ogni anno 2 milioni di tonnellate di gas (prevalentemente diossido di zolfo ma anche ossido di azoto, carbonio e fenolo) vengono rilasciati nell’atmosfera causando la morte della fragile vegetazione della tundra in un raggio di 30 km dalla città. Questo disastro ecologico influisce non solo sull’ambiente ma anche sulla salute della popolazione in quanto l’aspettativa di vita è di 10 anni inferiore rispetto alle altre città russe, il rischio di tumore è due volte maggiore e le malattie respiratorie sono all’ordine del giorno. Uno studio ha rivelato come il 21,6% dei decessi e il 37% delle morti infantili sia causato dalla qualità dell’aria. La vita della popolazione in queste zone è particolarmente dura e caratterizzata da freddo intenso, temperature medie sotto lo zero, venti freddi, cielo grigio e aria inquinata. Il periodo più freddo dura 280 giorni all’anno e più di 130 giorni sono caratterizzati da tempeste di neve. Le temperature oscillano tra una massima di -10° e una minima di -55° in inverno, periodo nel quale per due mesi la città è inghiottita dalla notte polare e il sole non raggiunge mai l’orizzonte. Per questo motivo i cittadini di Norilsk soffrono la cosiddetta “sindrome della notte polare” che causa ansia nervosismo, sonnolenza o insonnia. L’avvilimento psicologico e la mancanza di nuovi stimoli provoca in molti casi la depressione. 

Le opere esposte in mostra, testimoniano la vita degli abitanti di Norilsk e della loro lotta giornaliera per adeguarsi alle difficili condizioni di vita. Ogni azione è difficile, andare a scuola, giocare all’aria aperta, dedicarsi ad attività creative, superare le difficoltà della notte polare. L’artista ci mette di fronte a paesaggi e a momenti intimi della vita della popolazione, trasmettendoci le sensazioni di oppressione e di claustrofobia di questa realtà.

Il piano di costruzione di Norilsk venne progettato negli anni Quaranta dagli architetti che erano stati prigionieri nel Gulag. L’idea era quella di creare una città ideale proponendo un piano semplice e concreto. Gli edifici più antichi riprendono lo stile architettonico promosso sotto la dittatura, mentre la seconda fase di costruzione, avvenuta negli anni Sessanta, seguì la pratica molto diffusa dell’Unione Sovietica di costruire nuovi edifici con pannelli prefabbricati. Alcuni scatti di Elena mostrano le rovine di insediamenti ormai travolti e abitati dalla neve e dal gelo come la “Medvejii rucjei” una delle prime strutture abitative di Norilsk costruite nel 1956 su parte del Gulag vicino alla miniera “Medvejii ruchei”. Nel XIX secolo l’insediamento venne sgombrato a causa delle difficoltà di manutenzione e i suoi abitanti si trasferirono in un nuovo quartiere. 

Immagini di mondi sospesi, quelle realizzate dalla Chernyshova, in cui vengono catturati scheletri di edifici abbandonati a causa delle complessità di conservazione dovuta alla difficoltà di scongelamento della superficie superiore del permagelo. Molte le cause alla base di questo fenomeno: l’innalzamento della temperatura globale, l’influenza dell’ambiente urbano, la negligenza riguardante la manutenzione della rete fognaria, la continua mancanza di acqua calda e l’inquinamento atmosferico. Ad oggi il 7% degli edifici di Norilsk sono in stato di emergenza in quanto costruiti su palificazioni che non resistono allo scongelamento della superficie del terreno. 

L’osservatore si trova trascinato in una città fantasma avvolta dalla nebbia e caratterizzata dal perenne gelo.

Con “Days of Night – Nights of Day” Elena Chernyshova si è classificata terza, nel 2014,  al World Press Photo nella categoria “Daily Life” e il suo lavoro è stato pubblicato su importanti riviste come il National Geographic France, Geo, 6 Mois, Stern, Le Figaro, Le Monde, Days Japan, Neon, Courier International, Le Temps, Politiken, Sunday Times, A/R magazine, l’Internazionale e molti altri ancora.

SCARICA COMUNICATO STAMPA ELENA CHERNYSHOVA

 

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