Per un artista, che crea opere di grandi dimensioni e sculture pubbliche,
miniaturizzare la forma e adattare l’idea a trasformarsi in Arte da indossare è una piacevole pratica artistica.
Per questo motivo Federica Marangoni ha realizzato una collezione di mini-sculture, che continua a crescere in parallelo ai suoi Maxi progetti.
Milano – Il 5 dicembre, alle ore 18.30, c|e contemporary inaugura “mini=MAXI. Art to wear”, la collezione di mini-sculture da indossare, work in progress di Federica Marangoni pensato in parallelo ai suoi Maxi progetti. Le mini-sculture, che diventano vera e propria Arte da indossare, sono una piacevole pratica artistica soprattutto per un’artista che crea opere di grandi dimensioni e sculture pubbliche. Per lei, dunque, miniaturizzare la forma e adattare l’idea trasformandola da Maxi a mini rappresentano una nuova, ennesima sfida.
La mostra è stata ideata in occasione dell’apertura della sezione di galleria dedicata all’esposizione permanente riservata alle opere iconiche di Federica Marangoni. L’artista torna così protagonista a Milano un anno dopo la grande installazione “La luce della Mente – Un’insegna Urbana”, esposta nel Cortile d’Onore di Palazzo Reale e poi acquisita dal Comune di Andora (Savona). Da poco, inoltre, si è chiusa con successo “On the road 1970-2024 – non solo vetro” presso il Museo del Vetro di Murano nello Spazio Ex Conterie, a cura di Chiara Squarcina: un percorso espositivo focalizzato sullo speciale rapporto di Marangoni con Murano e il vetro con cui il Museo ha reso omaggio alla sua lunga carriera.
Da c|e contemporary, a dare l’incipit al percorso espositivo, sarà l’opera “Work Monument to the female job”, un grande gomitolo in filo di vetro rosso da lei realizzato nel 2020: “un lavoro che unisce la mia conoscenza e predilezione per la materia vetro, ma che mi posiziona anche decisamente nell’Arte concettuale”, spiega l’artista. Che sottolinea: “Un progetto di spirito femminista, lontano da volontà decorativistiche di facile caduta, data la splendida materia tentatrice”. Un pezzo tragicamente attuale: “I ferri da calza che trafiggono la palla di vetro sono la violenza e la materia neon, anch’esso rosso e in movimento continuo, rappresenta l’energia, un messaggio spirituale: il grido silenzioso di tante donne nel mondo non ancora libere”.
Federica Marangoni, pioniera e sperimentatrice, è un’artista che ha la capacità di monumentalizzare sogni e incubi in sculture di luce, colore, metallo e vetro, attivando nello spettatore scenari di alta tensione emotiva. Appartiene a quella generazione che per prima ha usato i mezzi tecnologici, rinnovando la sua produzione artistica con la nuova dimensione data dalla luce e dalle immagini in movimento. La sua arte è un’intersezione tra tecnologia, luce e immagine, e si esprime attraverso la creazione di opere uniche e incisive che esplorano e denunciano temi sociali e culturali universali.
Marangoni, infatti, usa vetro-luce-video per opere e installazioni multimediali. Ha realizzato importanti opere pubbliche multimediali per la Spagna a Siviglia, Tenerife e Barcellona, per New York dove l’opera “The Tree of Life” continua a diffondere messaggi a difesa dei valori dell’etica e dell’estetica.
Nel 2022 ha realizzato un intervento site-specific di luce e video alla Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia accompagnata da una base performance Wake up in Piazza San Marco.
L’artista, che vive a Venezia, per molti anni ha lavorato a New York e in Spagna. Performer negli anni ’70 e ’80, in cui è stata pioniera della ricerca di nuovi materiali, ha prodotto i suoi lavori e fondato la sua ricerca, come già anticipato, su luce e artificio, realtà e finzione, gioco dell’effimero, della trasparenza e della mobilità virtuale dell’immagine, una filosofia che contrappone al concetto delle grandi masse solide e ben definite della scultura tradizionale.
Attiva a livello internazionale fin dagli anni ’70, nel 1980 è stata invitata al MOMA di New York con la performance INTERROGATION insieme alla prima mondiale del suo film in 16mm “The Box of Life”, e, sempre nello stesso anno, alla Biennale di Venezia, dove ha presentato l’installazione multimediale “La vita è tempo e memoria del tempo”.
Il materiale vetro si radica particolarmente nel lavoro di Federica Marangoni quale legame concettuale col suo stesso ambiente e la storia veneziana. Il suo rapporto con l’isola di Murano continua ancora oggi, come ha dimostrato “On the road 1970 – 2024 Non solo vetro”, la mostra antologica al Museo del Vetro di Murano, conclusasi di recente.
Parallelamente, nella sua carriera, Marangoni ha affiancato l’attività scultorea, seguendo una precisa professionalità. Per scelta culturale, inoltre, la sua produzione progettuale è cresciuta e si è sviluppata in modo molto eclettico verso tutti gli ambiti della comunicazione. Nel 1970 l’artista ha fondato a Venezia il proprio design studio: “Fedra Studio Design”. Nello stesso anno ha iniziato a utilizzare e sperimentare il vetro operando con frequenza continua in numerose fornaci muranesi. Ha creato oggetti di design, oltre a sculture in vetro e grandi installazioni in cui i media tecnologici, come video e luci al neon, combinati con il vetro stesso, rendono il suo lavoro unico nel panorama dell’arte contemporanea.
Fin dalla metà degli anni ‘70, la tecnologia elettronica ha continuato ad essere il mezzo prediletto dall’artista per esprimersi. Dal 1976 al 1989 Marangoni ha insegnato al Dipartimento di Arte e Educazione Artistica della New York University. Ha tenuto seminari presso NYU e corsi estivi a Venezia con workshop sul vetro. Ha tenuto anche lezioni e corsi in molte università degli Stati Uniti e centri culturali: Wayne State Università, Detroit, Michigan (1977); Centro per gli studi creativi, dipartimento del vetro, università di Arte e Design, Detroit, Michigan (1979); Patterson State College, NJ (1978); Columbia University, New York, NY (1978); Parson School of Design, Altos de Chavon, Repubblica Dominicana (workshop, novembre 1984); Pratt Institute, New York, NY (1995); Centro d’arte di Virginia Beach (1996). Queste ultime conferenze si sono concentrate su un tema su cui Marangoni indaga da tempo: “Arte, Art&Craft, Design: confronto, analisi e interattività”.