ESPOARTE 89 Vania Comoretti – Tra dissolvenza e permanenza dell’essere

espoarte_n°89_intervista_2015-1

 

VANIA COMORETTI, intervista di Anna Lisa Ghirardi

TRA DISSOLVENZA E PERMANENZA DELL’ESSERE

In occasione della sua ultima personale, Dual, presso Spazio Arte di CUBO Centro Unipol Bologna, incontriamo Vania Comoretti. Da anni l’Artista esplora l’individuo attraverso l’indagine del corpo, in un’analisi che va oltre la barriera dell’epidermide. Nella sua opera la luce, com- pagna indissolubile del buio, ci rivela il visibile sino alla dissolvenza dell’immagine. Scopriamo negli ultimi lavori una significativa evoluzione del suo linguaggio, un nuovo approccio al ritratto, che supera la proiezione di sé e giunge al doppio.

IL DOPPIO, IN QUANTO PERCEZIONE DUALE DI Sè, TRA REALE E IDEALE, è INSITO DA SEMPRE NELLA TUA OPERA, MA C’è STATO UN PRECISO MOMENTO NEL QUALE HAI DECISO DI RIFLETTERE CON PIù CONSAPEVOLEZZA SU QUESTO CONCETTO?

Mesi fa stavo pensando a come impostare l’immagine per un ritratto maschile, stavo valutando se fosse il caso di conside- rare una porzione del viso, quale e in che quantità, o se fosse meglio considerarne l’interezza. A poche ore di distanza è stato chiaro come le asimmetrie presenti su quel volto rendessero autonome le due metà dello stesso: ero davanti a due differenti espressioni. Il passo seguente è stato quello di dividere l’immagine di partenza, ottenendo un ritratto in forma di dittico, ossia due quadri da esporre separata- mente, in uno stesso ambiente o in ambienti diversi, oppure da riunire affiancati ricostituendo l’immagine di partenza.

DALL’OSSERVAZIONE DELLE DIVERSITà ASIMMETRICHE DI UN VOLTO SEI GIUNTA ALL’ANALISI DEI SEGNI ESPRESSIVI RESTITUITI DAL TEMPO, COME HAI ANALIZZATO QUESTA EVOLUZIONE?

Il progetto si sviluppa in una serie di dit- tici composti da doppi ritratti, questa soluzione formale mi ha permesso di creare un immediato confronto all’interno di uno stesso soggetto e tra i soggetti ana- lizzati. Dal confronto tra le parti affiorano differenze e trasformazioni, il passaggio del tempo si palesa attraverso lo sviluppo fisico e psicologico dei soggetti. Al-cuni dittici sono composti da immagini appartenenti alla stessa persona ritratta in età differenti. In altri le due metà del ritratto sono derivanti da una stessa immagine: se consideriamo distintamente le due parti di un viso noteremo come le due metà dello stesso presentino delle diversità, delle asimmetrie, mentre se ne valutiamo l’unità anatomica questo risulterà senza dubbio armonico.

DUE DITTICI IN MOSTRA SONO DEDICATI ALLA RIFLESSIONE SULLE SOMIGLIANZE GENETICHE: HAI RITRATTO FRATELLO/SORELLA E NIPOTE/NONNA. COME SONO NATI QUESTI CONFRONTI?

 

Mi chiedo continuamente cosa ci sia in noi dell’altro, in cosa consista la comples- sa eredità che ci portiamo dietro, cosa rielaborato forse possiamo superare, cosa invece rimane indelebile. Sono opere in cui le due metà affiancate non formano un’unica perfetta immagine, ma in cui la natura del soggetto e il legame tra soggetti è riconoscibile.

IL PANORAMA DEI TUOI SOGGETTI SI è QUINDI AMPLIATO, TANTO CHE HAI INSERITO ANCHE BAMBINI. IN CHE MODO è CAMBIATA LA MODALITà DELLA SCELTA?

 

Il ritratto è per eccellenza il luogo in cui si rende visibile il mistero che è la perce- zione dell’altro, inteso come l’altro essere umano e, in senso più generale, come il mondo che ci circonda. Pensando a come sviluppare quest’ultimo progetto, ho sentito l’esigenza di superare la forma dell’autoritratto traslato, dovevo condurre un’indagine sull’altro, sull’altrui cambiamento. Cogliere le differenti fasi dello sviluppo in soggetti in cui il passaggio del tempo, la crescita, non sono ancora visibili attraverso i segni permanenti sulla pelle e lo sono solo in parte attraverso la trasformazione della struttura ossea, vuol dire dover rappresentare un’evoluzione mentale, visibile attraverso l’atteggiamento dello sguardo, il modo di porsi. Ho iniziato a considerare il soggetto come autonomo da me.

NELLE DUE INSTALLAZIONI, INTITOLATE VISIBILE, COMPARE IL MEDESIMO VOLTO SCANDAGLIATO ATTRAVERSO LA LUCE E LA MANCANZA DI ESSA; LA FIGURA è ESPLORATA IN VARIE FASI PERCETTIVE TRA OPPOSTO STADI: IL BUOI, QUASI COMPLETO, E LA DISSOLVENZA SOLARIZZATA. CI DESCRIVI, PER QUANTO POSSIBILE, L’EVOLUZIONE TECNICA CHE HAI DOVUTO COMPIERE PER OTTENERE LA DISSOLVENZA DELLA PERCEZIONE DELL’IMMAGINE?

Nel progetto Visibile analizzo lo sviluppo del flusso luminoso sulla superficie della figura e all’interno della composizione. In Visibile (2013) l’installazione ha inizio con un’immagine quasi completamente nera che muta fino ad un violento controluce; in Visibile (2015) l’installazione si sviluppa nella luce, le immagini sono praticamente solarizzate. In tutte e due le installazioni, ad un certo punto, l’immagine scompare: per mancanza di luce o dissolvendosi nella luce stessa. Per realizzare le installazioni sono stati usati i materiali di sempre (acquerello, china e pastello su carta), ma mentre per l’installazione del 2013 il risultato è dato dai molti passaggi di colore su un foglio bianco gradualmente saturato, nell’installazione del 2015, per la prima volta, il foglio mantiene delle parti bianche, prive di colore. Non è stato facile rispettare lo spazio bianco, limitare il gesto, creare con i vuoti, applicare un pensiero inverso al solito che prevede il controllo dello spazio attraverso la totale lavorazione e trasformazione del foglio.

UN RACCONTO DELLA SCRITTRICE SIMONA VINCI ACCOMPAGNA I TUOI RITRATTI. COSA RAPPRESENTA PER TE IL DIALOGO INTESSUTO TRA LA TUA OPERA E LA LETTERATURA?

Il testo della Vinci rappresenta un contributo importante al mio lavoro, perché non impone una visione basata su un’im- postazione critica e teorica, ma sovrapponendo delle voci apre a una storia che può essere molte storie; sta al fruitore, analizzando gli elementi apparentemente messi in piena luce sia nel linguaggio verbale che in quello figurativo, realizzare un collegamento con qualcosa che appartiene a tutti noi. Il testo è stato creato appositamente per la mostra e mi emoziona la forza che ha ricevuto dall’interpretazione dell’attrice Angela Malfitano. Il dialogo tra più linguaggi espressivi dimostra come CUBO Centro Unipol Bologna abbia attitudini a mentalità versatili e come l’arte, non essendo più rigidamente e unicamente collocata in sistemi tradizionali, entri nel quotidiano.

NEGLI ULTIMI ANNI HAI OTTENUTO GRANDI SODDISFAZIONI PROFESSIONALI, TANTO CHE ALCUNE TUE OPERE SONO ENTRATE A FAR PARTE DI COLLEZIONI PUBBLICHE E PRIVATE. CE NE RIVELI ALCUNE?

In queste ultime settimane con le mie opere ho avuto la fortuna di entrare nella collezione Unipol e in quella della Galleria Civica di Modena. Da tempo, grazie alla Fondazione Bevilacqua La Masa, alcune opere sono presenti nella collezione della Cassa di Risparmio di Venezia, ricordo anche la Civica Raccolta del Disegno di Salò e Seat Pagine Gialle, mentre tra le collezioni estere cito quella del MEAM di Barcellona, ci sono poi le collezioni private in Italia, Francia, Inghilterra, Svezia…

QUALI SONO I TUOI FUTURI IMPEGNI?

Nei prossimi mesi darò seguito a questo progetto ampliandolo ed esponendolo da Guidi&Schoen Arte Contemporanea di Genova.