Peter Aerschmann | Sonam Dolma Brauen ESTETICA DEL GUSTO. Delizie e Veleni di un menù di massa

ESTETICA DEL GUSTO. Delizie e Veleni di un menù di massa

Primo step: Peter Aerschmann | Sonam Dolma Brauen

MOSTRA PROROGATA FINO A VENERD’ 10 LUGLIO 2015

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C|E Contemporary ospita il primo di quattro vis-à-vis di artisti svizzeri provenienti dalla Fondazione PROGR di Berna che interpretano la tematica dell’Alimentazione e della Nutrizione del Piante scelta dall’Expo Universale di Milano. La mostra è a cura di Viana Conti con il patrocinio del Consolato Generale di Svizzera a Milano.

MOSTRA PROROGATA FINO A VENERDì 10 LUGLIO 2015

Estetica del Gusto. Delizie e Veleni di un menù di massa

C. E. Contemporary Milano, avvia un ciclo di mostre, articolato attraverso quattro Vis a Vis, da maggio a ottobre sulla tematica dell’Expo Universale 2015 Nutrire il Pianeta-Energia per la Vita, in una metropoli italiana pensata come una vetrina mondiale di eventi.
Si tratta della messa in opera di una mostra d’arte che convogli una rappresentazione del gusto, nell’accezione del Cibo e del Bello, quindi di un’esperienza estetica correlata, necessariamente, all’essere biologico come all’essere ontologico. Già a partire dal termine, in latino classico, sapĕre si coglie la doppia valenza di aver sapore e sapere, di senso del gusto e di capacità di giudizio. La questione del gusto, tuttavia, connessa al piacere o al non-piacere, alla bellezza o alla non-bellezza, e più recentemente al Kitsch e al Trash, nelle tesi iniziali di Clement Greenberg e Gillo Dorfles, mette in campo letture differenti. Se da una parte sembra che il giudizio di gusto non possa prescindere dalla modalità di percezione di un soggetto, dalle sue attitudini simpatetiche, dall’altra c’è chi sostiene che tale giudizio presupponga un senso condiviso. È Kant che, inizialmente, con la sua Critica del Giudizio, propende per una condizione di necessità del consenso di una Communitas, di una Gemeinschaft. Inoltre, il valore sensoriale del giudizio del gusto non escluderebbe, secondo una sua riconosciuta legittimità estetica, una vocazione cognitiva. L’esperienza dell’arte non cessa di aprirsi tanto ad una prospettiva intersoggettiva quanto all’avvio di processi relazionali. C’è ancora chi ritiene che non si dia un’estetica che non sia anche un’antropologia, un giudizio del gusto che non sia, adornianamente, la mediazione di ogni immediatezza.
Sul terreno di una comunione tra il Gusto del Cibo, l’Arte Figurativa e la Narrativa, impossibile non ricordare che proprio a Milano, nel 1982, un gruppo di intellettuali di sinistra, tra cui Antonio Porta, Alberto Capatti, Antonio Attisani, Folco Portinari, Antonio Piccinardi, Nanni Balestrini, fonda, sui temi dell’alimentazione e delle “culture materiali” la rivista “La Gola”, edita da Gianni Sassi, dai cui contatti con Carlo Petrini, agronomo, scrittore, attivista, scaturirà, a Bra nel 1986, il movimento culturale internazionale Slow Food, con il nome di Arcigola.Come una scintillante strobosfera, dalle mini sfaccettature a specchio, ruotando riflette flash dello spazio circostante, così lo scenario espositivo di questi otto artisti della Fondazione PROGR di Berna, proietta in mostra un mosaico di linguaggi, di culture dei diversi Paesi di provenienza, di gusti, di passioni, di filosofie di vita, di visioni del mondo esterno ed interiore. La centralità del discorso, sul tema gastronomico, autorizza, da parte degli artisti invitati, uno sguardo esteso alle offerte dell’industria culturale, nelle sue varie modalità comunicative, performative, informative, nonché alla qualità cerimoniale dell’evento e conseguentemente a quei rituali e tic di massa che la TV, i media, ed il cinema, grandi elaboratori dell’immaginario collettivo, non cessano di indurre e stimolare quotidianamente.La mostra Estetica del Gusto. Delizie e Veleni di un menù di massa, attraverso i vari linguaggi praticati, slittanti tra pura manualità e tecnologia elettronica avanzata, anche in soluzioni interattive, restituisce una riflessione problematica, ma stimolante, sul potenziale dei nuovi media e sulle correnti di pensiero che ad esse fanno riferimento, generando per lo spettatore, quella dimensione di ordine dialogico, che consente di negoziare significati e di condividere esiti, operando nelle varie sfere del sociale, sia a livello pubblico che interpersonale.

Viana Conti

Peter Aerschmann

(nato a Friburgo, Svizzera, 1969, vive e lavora a Berna), video-artista, fotografo, autore di simulazioni al computer, strumento che viene utilizzato, nella sua opera, come generatore di aleatorietà, presenta un video in loop di 10’, del 2014, tratto dalla serie intitolata La fine del mondo, rinviante al modello cosmologico del Big Bang: la scena, girata sul tavolo della cucina, come luogo privilegiato della quotidianità, riprende la rotazione, nello spazio, di cibi e oggetti di consumo come un pollo,  del ketchup, un lecca-lecca, un marshmellow, un chewingum, le ossa spolpate del pollastro, una banana, un bicchiere di plastica, un cucchiaino, una sigaretta, una costellazione planetaria di dorata uva passa, una fetta di pane con un buco, al centro, che si apre e si chiude. La domanda è: cosa resta dell’universo, alla fine del mondo? Forse i resti del nostro pasto quotidiano, di quei gesti che  appartengono alla vita e che,come tali, si ripetono, indefinitamente, a partire dall’origine.

Sonam Dolma Brauen

è un’artista nata in Tibet, artisticamente formata in Occidente, attiva a New York ed a Berna. Dedita sia alla pittura astratta, ad olio ed acrilico, che alla rappresentazione di visioni che provengono dal mondo interiore, l’artista non cessa di riflettere sulla realtà come illusione. La sua pittura fluida e dai contorni sfocati come in Rothko, colora di luce le ombre della notte, di profondo blu il silenzio degli oceani, ricorrendo spesso ai colori caldi, sulla base degli aranci e delle ocre, che rammernorano quelli della sua terra natale. Per le sue installazioni utilizza creta, gesso, i tessuti delle tonache dei monaci, e legno. In parallelo alla sua denuncia della violenza del potere, ricorre nella sua opera la presenza di oggetti e forme simboliche e liturgiche riferite alla figura illuminata di Buddha.

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